Storia e curiosità dell’albicocca

10 luglio 2012
By

Questa volta facciamo la conoscenza dell’albicocca, portata nel Mediterraneo dagli Arabi nel I secolo d.C. ma originaria della Cina e dell’Asia Centrale dove era coltivata fin dal 3000 a.C. Secondo altri arrivò in Europa dopo la spedizione di Alessandro Magno. L’albero cresce spontaneo anche sull’Himalaya attorno ai 3000 metri di altezza grazie alla resistenza del fusto verso il clima rigido.

Per quanto riguarda il nome i Romani la chiamavano “armeniacum” cioè mela armena perché da lì proveniva o anche praecox, cioè precoce perché maturava prima della pesca e da questa radice è derivato il termine greco praikokion. Il nostro albicocca, così come l’abricot francese, l’apricot inglese e lo spagnolo albaricoque derivano invece dall’arabo al-barquq. A sua volta il frutto ha dato il nome a una tonalità di arancione chiaro, a metà tra giallo e rosa.

La raccolta avviene da giugno a settembre e in Italia ne coltiviamo diverse varietà (ricordiamo in Liguria quella di Valleggia, presidio Slow food).

Una leggenda racconta che in origine era solo una pianta ornamentale con bei fiori bianchi; quando l’Armenia venne invasa dai nemici fu ordinato di abbatter tutti gli alberi che non producevano frutto per ottenerne legname e questo sarebbe stato anche il destino dell’albicocco se una fanciulla non avesse pianto sotto la sua chioma per tutta la notte; al mattino sull’albero erano cresciuti dei frutti dorati: le albicocche appunto. In altre leggende viene anche indicata come il frutto proibito assaggiato da Adamo ed Eva al posto della mela. Un’altra notizia si ha dai trattati medici arabi: qui pare che venisse usata per curare il mal d’orecchi. Nella tradizione popolare inglese sognare l’albicocca porta fortuna, mentre altrove simboleggia la timidezza in amore; secondo un’altra versione se la si sogna secca preannuncia perdite e danni.

Oltre al frutto in pasticceria vengono usati anche i semi, chiamati armelline (o mandorle amare), come ingrediente in sciroppi, liquori e amaretti in abbinamento alle mandorle dolci; il tutto in quantità limitate (solo come aroma) dato che contengono un derivato dell’acido cianidrico che consumato in dosi elevate sarebbe tossico.

Il frutto viene consumato tal quale oppure sciroppato, sotto spirito, come marmellata o confettura per preparare ottime crostate, e anche essiccato; ottima anche sulle crostate di frutta mista insieme per esempio a pesche e banane. E come molti sapranno è proprio la marmellata di albicocche a essere utilizzata per farcire la celebre torta Sacher, tipica della tradizione dolciaria viennese.

Foto da Flickr

 

 

 

Tags: , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *