Mytiliade 2012 a Lerici: muscoli, gite in battello e laboratori Slow Food

19 settembre 2012
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Da venerdì 21 a domenica 23. C'è anche la gara di apertura delle cozze

Da venerdì 21 a domenica 23 settembre a Lerici torna l’appuntamento con la quinta edizione di Mytiliade, un weekend dedicato a uno dei tesori del Golfo della Spezia: i muscoli.

Il fine settimana (leggi il programma) è ricco di iniziative, incontri con cuochi e sommelier, spettacoli e laboratori che spaziano dalla cucina ai vini e dalle tradizioni marinare alla ricerca scientifica. L’inaugurazione sarà venerdì 21 alle 16.00 in piazza Mottino.

Alla scoperta della mitilicoltura. Sabato e domenica sarà possibile fare una gita in battello nel golfo con visita guidata agli impianti di mitilicoltura e itticoltura. Le partenze (partecipazione gratuita) sono dal secondo pontile (piazza Garibaldi) alle ore 10.00, 12.00, 14.00 e 16.00.

Altra peculiarità è l’incontro di Mytilide con il Festival della gastronomia, in un intreccio glocal tra frutti di mare e cous cous. Uno dei protagonisti degli incontri sarà lo chef e sommelier Luca Scatena, ma non mancheranno i laboratori del gusto Slow food con la pubblicista e gastronoma Gabriella Molli e con Achille Franco Lanata, detto Biscotto. Uomo di bordo e gourmet di indimenticabili panini (preparati per anni nel suo frequentato bar di Lerici e riproposti come merenda), Lanata è stato un personaggio di punta di Slow Food nel borgo, nonché uno dei primi aderenti all’Associazione fondata da Carlin Petrini. Non mancano, infine, un laboratorio sugli abbinamenti col vino a cura di Yvonne Riccobaldi, miglior sommelier di Liguria 2012 e gli aperitivi di Fabio Brondi con le sue vegetosculture.

Le altre iniziative. Chi ama lo sport e i muscoli (quelli che si mangiano) apprezzerà il Triathlon di Mytiliade, una staffetta femminile di remo, corsa e sgusciatura di cozze che vede protagoniste cinque delle borgate del Golfo della Spezia: Lerici, San Terenzo, Venere Azzurra, Tellaro e Muggiano. L’appuntamento è domenica 23 alle 17.00 in piazza Garibaldi.

Ma cosa c’è dietro a una rete di muscoli? L’ allevamento di questi molluschi deve essere effettuato in una zona di mare poco profonda, ben riparata dai venti e dalle correnti. D’estate i mitilicoltori raccolgono, scelgono e puliscono i mitili, mentre in inverno si dedicano alla manutenzione del vivaio.

Le zone storiche della mitilicoltura in Italia sono il tarantino, il messinese e lo spezzino. Più recentemente hanno aperto allevamenti notevoli anche in Sardegna (Olbia) e sull’Adriatico.

Nello spezzino la mitilicoltura, come racconta il portale della cooperativa spezzina, iniziò nel 1887. I vivai, gestiti da piccoli imprenditori, si trovano nei pressi della diga foranea, a Portovenere e all’isola Palmaria, acque pulite e tranquille contese da più di cent’anni dalla pesca, il turismo e gli arsenali militari.

In origine si piantavano sui fondali dei pali in robusto legno di castagno. I pali venivano uniti a pelo d’acqua con un reticolo di funi di erbe palustri dette ventie. A esse erano attaccate altre corde dette pergolari a tre trefoli intrecciati insieme alla sementa dei mitili. Le giovani larve, uscite dalle uova, dopo aver trascorso qualche giorno nuotando in mare, si attaccavano e crescevano sulle corde.

Non sempre è stato tutto facile. Nell’agosto del 1973 a Napoli scoppiò un’epidemia di colera causata dal deteriorarsi delle condizioni igieniche e dal mancato smaltimento dei rifiuti. Il focolaio si estese fino a Bari e morirono 30 persone. Il mercato ittico, in particolare quello dei molluschi reputati (anche troppo) a rischio, finì in ginocchio. Sui giornali il mitile divenne sinonimo di malattia e molti vivai andarono in rovina.

Da allora ci sono stati grandi cambiamenti che hanno reso i “muscoli” un cibo più che sicuro. I vivai posti in zone non perfettamente salubri sono stati chiusi, si sono introdotti  controlli severi sull’intera lavorazione e sono state costruite strutture dedicate alla purificazione dei molluschi.

Oggi i pali sono in ferro zincato e le ventie di erbe palustri sono state sostituite da pratiche funi di nylon. Le pergolari, invece, sono state sostituite da reti di plastica a calza tubolare. Ma il lavoro nei vivai resta impegnativo: bisogna uscire in mare quasi tutto l’anno con lo schio (una barca robusta a fondo piatto trainata da un mezzo a motore). E se un palo dura 6-7 anni, la rete va sostituita spesso perché i mitili si insinuano tra le maglie attaccandosi con la loro “seta”, il bisso. Si tratta dello stesso filamento che rende laboriosa la pulizia dei molluschi prima di cucinarli. Ma di fronte a una marinata dal profumo di mare, si sa: ne è valsa la pena.

Foto: by jlastras, da Flickr

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